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La Produzione Biologica di Gagliole

 

Viticoltura Oggi

In un clima in cui le regolarità stagionali oramai non esistono più, dove le temperature medie dell’aria stanno aumentando di anno in anno, provocando grandi sconvolgimenti per la natura intera, in cui anche i regimi pluviometrici sono completamente sballati, fare agricoltura mantenendo elevati standard qualitativi, risulta essere estremamente difficile.

Parlando della viticoltura, in cui viene coltivata una pianta pluriennale a ciclo annuale come la vite bisogna sapere che questa è particolarmente sensibile sia a fattori abiotici, ovvero il clima, sia a quelli biotici, ovvero le malattie fungine e gli attacchi di insetti; La vite risente di anno in anno di questi sconvolgimenti climatici, provocando all’interno del suo pool genetico una risposta sempre diversa a tali avvenimenti. Riuscire a portare a termine il suo ciclo vegetativo e produttivo con buoni risultati non è per nulla scontato.

In questo contesto è quindi necessario cambiare il modo di fare agricoltura. Un punto importante è quello di cambiare approccio verso un modo di coltivare le piante più sostenibile e rispettoso del territorio, a causa dei grandi quantitativi di sostanze chimiche ed inquinanti che fino ad un recente passato sono state utilizzate pensando di sconfiggere malattie ed insetti ma che in realtà, hanno distrutto interi ecosistemi e provocato per i patogeni fenomeni di resistenza verso le molecole chimiche utilizzate, annullandone così l’efficacia.

 

Resilienza

Un fattore fondamentale per cambiare approccio è quello di avere una visione olistica nei confronti del sistema agro-ecologico, accettandone e cercando di comprenderne l’enorme complessità. Un’ arma, se così si può definire, che il viticoltore ha, è quella di cercare di aumentare la “resilienza” e la capacità di adattamento della vite e delle piante in generale, verso tutti questi cambiamenti.

La resilienza rappresenta la capacità di resistere e reagire alle difficoltà della vita, mettendo in atto diverse strategie. Le piante, costrette dalle radici a vivere nel luogo in cui nascono, hanno sviluppato una maggiore adattabilità e resilienza rispetto a noi animali, che possiamo spostarci in ambienti più favorevoli se necessario.

E’ per questo che dopo incendi o grandi smottamenti le piante riescono a colonizzare di nuovo gli ambienti; in seguito ad attacchi di insetti o animali erbivori, riescono a sopravvivere anche se privati di una parte dei loro organi; in seguito ad alluvioni, pur seccando i loro organi vegetali, mantengono vive le loro radici; riescono a sopportare elevate concentrazioni di agenti inquinanti, come accade nelle città, facendo da filtri che ripulisco l’aria ed assorbono anidride carbonica e di esempi ce ne sono moltissimi altri.

 

Il Network delle radici

Un fattore di resilienza e di adattamento delle piante che l’agricoltore può sfruttare a proprio favore, è la capacità che hanno di comunicare fra di loro con le radici, interagendo anche con funghi, microrganismi ed insetti. Così i vigneti non vengono più visti come un gruppo di individui isolati ed indipendenti fra di loro, ma come un sistema unico, intelligente e capace di creare un network molto complesso fra individui della stessa specie e di specie diverse, che possono interagire fra di loro, mettendo in atto anche sistemi di difesa verso agenti esterni naturali o artificiali.

I suoli di conseguenza non rappresentano più un semplice substrato di colloidi  e nutrienti uniti fra di loro con legami chimici e fisici il cui fine è quello di servire all’ancoraggio delle radici delle piante, ma rappresentano un sistema vivo ed estremamente complesso in cui avvengo interazioni non solo chimiche e fisiche ma soprattutto biologiche; i vari strati del suolo devono essere “coltivati” per i numerosi organismi che ospitano: piante, insetti e microorganismi che creando interazioni tra loro, si possono sintetizzare con una parola: VITA.

 

Coltivare l’Invisibile

E’ da questi concetti di agro-ecologia che Gagliole da diversi anni ormai ha abbracciato una visione di fare agricoltura nuova e moderna, coltivando non solo le piante di vite ma anche i microorganismi che vivono all’interno dei suoli, coltivando quindi l’”invisibile”, cercando di mettere in atto tutta una serie di pratiche agricole che servono a rivitalizzare i suoli e ad aumentare e migliorare l’attività microbiologica, a coltivare quindi tutti quei microorganismi invisibili all’occhio umano, ma i cui effetti positivi diretti ed indiretti si vedono all’interno del vigneto nel tempo.

Fin da sempre Gagliole ha avuto una grande sensibilità nei confronti del territorio, abolendo ad esempio diserbanti chimici per la gestione delle infestanti dei vigneti e seguendo i principi di agricoltura Integrata. Dal 2016 poi ha intrapreso il virtuoso percorso di conversione ad agricoltura Biologica, che ha reso l’azienda sempre più sostenibile verso l’ambiente che la circonda. Dal 2019 Gagliole ha ottenuto la certificazione agricola biologica, che è oggi

utilizzata anche per la produzione dei vini.

Per Gagliole il fare agricoltura Biologica, non significa solo l’abolizione di sostanze di origine chimica per la difesa del vigneto, usando quindi solo rame e zolfo e l’eliminazione di diserbanti chimici, ma viene vista in modo più ampio come un sistema di agricoltura atto a migliorare la fertilità dei suoli, a cercare di tamponare l’impatto antropico dell’uomo nei confronti dell’ambiente aumentandone la sostenibilità, a valorizzare i territori in cui i vigneti si trovano, a rendere quindi il sistema agricolo sempre più complesso migliorandone la resilienza e la resistenza nei confronti dei forti cambiamenti climatici e degli attacchi di patogeni ed insetti.

In pratica quello che stiamo facendo per il miglioramento dell’attività microbiologica dei suoli è un processo virtuoso di accelerazione e mantenimento di una ricca attività microbica del suolo a livello radicale delle viti.

 

Sviluppo della vita del terreno

Questo processo è stato principalmente messo in atto grazie alle pratiche dei sovesci (leggi di più), semine di leguminose, graminacee e brassicacee che si effettuano in autunno a filari alterni, al fine di arricchire di sostanza organica i primi strati di suolo più soggetti a dilavamento e perdita di fertilità.

Insieme alla pratica dei sovesci, durante l’autunno e in primavera (aprile-maggio) si procede anche alla tecnica biodinamica del preparato 500, essenziale al fine di mantenere attiva la carica microbica dei terreni. Il 500 Preparato dinamizzato in acqua portate a 37°C e spruzzato a mano durante le fasi in cui i terreni sono più recettivi, cioè a metà primavera e a metà autunno, svolge un’importante azione di starter microbiologico.

Per tutelare la vita nel terreno a Gagliole limitiamo e in certi casi aboliamo la lavorazione dei suoli con attrezzi meccanici, lavorazioni che impoveriscono i suoli della sostanza organica, velocizzando i processi di mineralizzazione e aumentando i fenomeni di erosione e dilavamento di componenti necessarie ad una sana attività microbica del suolo.

Queste “sane” pratiche agricole ci stanno aiutando a migliorare la qualità dei primi strati di suolo dei nostri vigneti (15 – 20 cm sottoterra), nei quali la sostanza organica presente è sempre maggiore grazie ad un miglioramento della struttura del terreno e dell’attività microbica in esso presente.

 

Il matrimonio tra radici e microrganismi

Nel 2016 abbiamo iniziato un processo di arricchimento della fascia medio-profonda del suolo (40 cm) dove l’apparato della vite ha il suo maggiore sviluppo, grazie all’inoculo in profondità di un consorzio di microbi, in particolare funghi e batteri “buoni” della rizosfera. Questo consorzio di microorganismi, inoculati nel suolo grazie ad una particolare macchina che compie contemporaneamente il taglio dei capillizi radicali a 40 cm e l’inoculo dei microrganismi in forma micro-granulare, ha colonizzato le radici della vite permettendo l’inizio di un processo di simbiosi tra radici e i suddetti microrganismi. Questa simbiosi ha permesso l’instaurarsi di un legame tra le radici della vite e le ife fungine, grazie al quale l’attività di assorbimento da parte della pianta di acqua e nutrienti viene aumentata di circa 500-600 volte. Questo legame avviene perché le ife fungine riescono a colonizzare maggiormente il suolo rispetto alle radici delle piante, riuscendo ad assorbire acqua e nutrienti in strati più profondi. Dall’altro lato le piante aiutano i funghi a mantenersi in vita grazie alla loro attività fotosintetica, nutrendoli attraverso il processo di fotosintesi di carboidrati che i funghi non riuscirebbero a produrre da soli. Questi microorganismi riescono anche a stimolare nella vite sostanze di difesa, come ad es. le fitoalessine, capaci di aumentare le naturali difese nei confronti di molti patogeni.

Questo processo di simbiosi molto delicato però non si compie in uno o due anni, ma bensì in un arco di tempo più vasto. Noi dal canto nostro, dobbiamo impegnarci a mantenere ottima la salute dei nostri terreni, in modo da rendere queste simbiosi tra radici e funghi sempre più stabili.

L’inoculo che abbiamo fatto a Gagliole nella primavera 2016, è stato pertanto il primo step di un lungo e affascinante nuovo percorso. A questo inoculo principale si susseguono ogni anno altri micro-inoculi che servono al mantenimento della popolazione di questi preziosi “amici”.

Possiamo riassumere in 6 brevi punti i risultati che le pratiche eco simbiotiche appena descritte permettono di raggiungere:

  1. Miglioramento delle attività fisiologiche in vigneto;
  2. Limitazione di stress idrico durante i periodi di siccità e di grandi caldi estivi (ad esempio l’annata 2017);
  3. Miglioramento delle fasi cruciali della maturazione delle uve;
  4. Maggiore presenza di elementi minerali nelle nostre uve, che andranno ad implementare la territorialità e la qualità dei nostri vini;
  5. Maggiore resistenza della vite nei confronti di pericolosi patogeni;
  6. Riduzione sempre maggiore di uso di agro-farmaci, come il rame, che a lungo termine può provocare effetti tossici nei suoli, ostacolando l’attività microbiologica dei funghi buoni;

 

Gli insetti nel vigneto

Non meno importante, è l’approccio che stiamo avendo nella gestione degli insetti dannosi del vigneto. Abolendo del tutto i dannosi insetticidi chimici, che portano sia ad una riduzione della popolazione degli insetti dannosi, ma anche a quella degli insetti utili predatori e a quella degli impollinatori, la gestione biologica nei confronti degli insetti è risultata essere nell’immediato più difficile da attuarsi, ma nel tempo ha portato sicuramente a risultati migliori.

Per la lotta verso alcuni insetti dannosi, come ad esempio i ragnetti rossi e le cocciniglie non sono stati più utilizzati insetticidi anche se di origine naturale, ma insetti predatori e parassiti. Per debellare i dannosi attacchi di Ragnetto Rosso nei confronti delle foglie di vite ed in particolare di Cabernet Sauvignon e Merlot, sono stati immessi nel vigneto specifici acari predatori nei confronti dei ragnetti, chiamati Fitoseidi e prodotti da aziende specializzate in biotecnologie. Grazie a loro e ad una corretta gestione dei vigneti, gli attacchi dei ragnetti rossi sono diminuiti di anno in anno, portando la loro popolazione al di sotto della soglia di danno. Altro esempio è stato l’uso di un particolare insetto che parassitizza le Cocciniglie Farinose della vite, molto pericolose perché possono rovinare con le fumaggini che producono interi raccolti. Anagirus è il nome di questo piccolo insetto volante che ha debellato fin dal primo anno del suo utilizo quasi tutte le Cocciniglie che hanno attaccato un nostro vigneto. (read more)

 

Infine siamo riusciti a fare una cosa forse scontata ma essenziale alla riuscita di una buona annata: eliminando tutte le sostanze chimiche dal vigneto ora possiamo assaggiare l’uva prima della vendemmia, operazione fondamentale per capire quale sia il momento migliore della raccolta, uva quindi priva di sostanze chimiche, ma frutto solo di un lavoro ragionato e naturale che porterà sicuramente a produrre vini sempre più buoni e territoriali.

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